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martedì, Maggio 28, 2024

I riti della tradizione gastronomica della festa di San Giuseppe in Sicilia

Il 19 marzo si rinnova in Sicilia il rito della tavola per San Giuseppe una festività che conserva il valore antropologico legato a quella mescolanza tra sacro e profano che coinvolge le divinità pagane con le stagioni e le unisce alla fede cristiana.

Così tra usi e usanze gastronomiche diverse o similari, si celebra in ogni parte dell’isola questo giorno dedicato alla figura paterna terrena di Gesù che – oggi più che mai in questi tempi di violenza e brutalità nei confronti delle donne – rimane un esempio maschile simbolo di un amore autentico, illimitato e devoto verso la famiglia.

Per la festività, oltre alle ben note e agognate “sfinci” fritte e ripiene di crema di ricotta o crema di latte che sono l’immancabile parte dolce che in Sicilia caratterizza ogni festa, quello che unisce tutto il territorio è sicuramente la preparazione dei pani votivi.

Retroscena di questa preparazione è quella condivisione popolare all’interno della quale le comunità si ritrovavano per condividere eventi legati alla fede e alla vita rurale che, fortunatamente, sopravvivono e diventano anche uno strumento di valorizzazione del territorio in senso strettamente turistico. 

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Sono tanti gli eventi legati a questo giorno che si distribuiscono in parate, processioni, altari, autentici spettacoli intorno ai quali – prima che il covid rubasse la nostra libertà – interi borghi e comuni allestivano la festa diventando richiamo e attrazione per devoti e visitatori, incantati per la bellezza e straordinaria capacità scenografica degli allestimenti e affamati di piatti tipici dai sapori semplici ma gustosi.

Tornando ai pani che si consumano e si distribuiscono per l’occasione, oltre alla parte gastronomica in se, quello che diventa attrazione è l’arte della preparazione che da un panetto di pasta lievitata prende forma in autentiche sculture che impreziosiscono veri e propri altari allestiti con decine di forme tenute insieme.

Da semplice impasto ad opera d’arte è davvero un attimo, da simbolo di abbondanza a esempio di artigianato è un salto da poco, e avere uno di questi preziosi manufatti diventa quasi un desiderio da collezione.

Atro rito è quello delle tavolate dette diversamente tra “cena o pranzi di San Giuseppe, i virginieddi o tavulati” che uniscono gastronomiafolklore e fede in una manifestazione di carità della quale erano protagonisti i poveri ai quali venivano offerti pasti frugali ma abbondanti, dove primeggiavano i doni stagionali della terra e le preparazioni di devozione.

Ancora oggi manifestate in diversi paesi dell’isola sono una manifestazione di quel senso vero della religiosità intorno alla quale si rivelano unione e solidarietà della struttura sociale arcaica e contadina che oggi si sta cercando di recuperare.

Gli altari sono ricchi dei tipici pani detti “panuzzi” allestiti in segno di devozione e per chiedere la protezione divina, prima benedetti e poi montati per essere esposti, mentre altri vengono distribuiti ai fedeli come dono in segno di solidarietà e rispetto, augurio di abbondanza.

Il pane è l’unico alimento davvero simbolo delle comunità intorno al quale si scandivano i tempi e si riunivano le famiglie per la preparazione e la distribuzione, per questo la festa è in quasi tutti i paesi della Sicilia un giorno sacro e imprescindibile nelle usanze.

Era, ed è ancora, appannaggio delle donne artiste di queste meraviglie che si tramandavano la lavorazione di madre in figlia sia per l’impasto che per la lavorazione che ha nelle forme i richiami alla stagione della primavera – la coincidenza è nei giorni dell’equinozio – con le sue connotazioni morfologiche naturali con forma di spighe di grano, fiori o frutta che si uniscono ai simboli di fede detti anche “varva, vastuni, chiavi”, di animali simbolo l’agnello, la colomba e angelo che ricordano la rinascita e la resurrezione.

Storicamente la celebrazione cristiana risale al medioevo riferendosi all’ultima cena di Gesù, ma si unisce per continuità ai riti pagani precedenti collegando le usanze arcaiche dei culti della terra in onore della dea delle messi, Cerere per i romani e per i greci Demetra, legando il paganesimo e la religiosità cristiana.

Impossibile citare tutti i luoghi e rischiando di fare torto a qualcuno, ma vi diciamo che dai Sicani alle Madonie, ai Nebrodi, dal centro delle valli ennesi e nissene, dalle isole minori ai paesi costieri e dell’entroterra palermitano e trapanese, fino alle piane e le pendici dell’Etna, del messinese e ragusano o siracusano, ovunque in Sicilia questa festività è un spettacolo e un trionfo della atavica cultura isolana.

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