Kebastard è un progetto dalla forte identità che trasforma il kebab, uno dei cibi più diffusi e riconoscibili, in un simbolo multiculturale in cui convivono tradizioni gastronomiche diverse accomunate da spiedo, fuoco e pita tirata a mano.
Nato nel centro storico di Catania, in piazza Giuseppe Sciuti, il progetto prende forma dall’incontro tra due storie: Andrea Graziano e Abdallah Dadi.
Andrea Graziano è un imprenditore catanese che da quasi venticinque anni interpreta la ristorazione come fenomeno culturale prima ancora che commerciale, costruendo un percorso tra viaggi e visioni culminato in FUD Bottega Sicula.
Abdallah Dadi, nato in Tunisia e arrivato in Italia da minorenne, trova nella cucina il proprio linguaggio e la propria direzione. Cresce tra studio ed esperienza sul campo, costruendo una solida carriera nella ristorazione accanto a Graziano.
Il concept e il progetto di design
Il progetto di interior design è firmato dall’architetta Fatima Costa e nasce come stratificazione culturale più che come ricerca stilistica. “KEBASTARD si rivolge a una generazione abituata alla contaminazione culturale, più sensibile all’autenticità che alla perfezione”, commenta Andrea Graziano.
Il format è essenziale: niente servizio al tavolo. Si ordina, si ritira e si consuma. La proposta beverage include kombucha, birre artigianali e drink analcolici.
Per Abdallah Dadi, il progetto nasce anche da una condizione personale di identità plurale: “Non mi sono mai sentito di un solo Paese. L’incrocio non è una mancanza, è una risorsa”.
Il menù è un viaggio tra continenti che attraversa Asia, Medio Oriente, Mediterraneo e Messico, con piccoli spiedi come yakitori giapponesi, satay thailandesi, seekh pakistani e souvlaki greci, fino agli arrosticini di cavallo con chimichurri e ricotta salata.

La proposta prosegue con kebab internazionali come doner, shawarma, seekh e gyros, insieme a tacos messicani anche in versione vegetariana con sfoglie artigianali di mais.
Tra i piatti principali ci sono il “Bastard Doner” con pollo speziato cotto allo spiedo verticale su pietra lavica, il “Black Shawarma” con manzo marinato alle erbe, patate e yogurt di bufala ragusana, e il “The Natural Bab” con melanzane speziate, falafel, hummus e yogurt all’aneto.
Le materie prime valorizzano la Sicilia con ingredienti come za’atar con sommacco siciliano, sesamo di Ispica, aglio rosso di Nubia, provola delle Madonie e yogurt di bufala. Le carni, italiane e certificate halal, sono lavorate e cotte tra fuoco e pietra lavica; la pita è tirata a mano secondo un gesto antico del Mediterraneo.
Il progetto, firmato da Fatima Costa, mescola geometrie pop e artigianato: lampadari come mercati di spezie sospesi, tubi industriali e elementi manuali convivono senza gerarchie estetiche. Anche i bagni e le saracinesche, con le illustrazioni di Chiara Abramo, diventano parte del racconto urbano inserito nella piazza Giuseppe Sciuti.
Il locale conta 12 posti interni e 30 esterni

